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Crisi, lavoro e giovani. Shakerare e servire freddo, grazie.

Di Martina Littera

Crisi lavoro e giovani potrebbero essere tre tags che rischiano di convincere anche me che le scrivo a cambiare pagina web.

Sono tre parole abusate, tirate in causa più spesso di quanto non si vorrebbe. Ma sono le parole più attuali, e spesso vengono messe insieme solo quando si citano le non esattamente confortanti statistiche sulla disoccupazione giovanile.

Che a parlare di lati negativi siamo tutti buoni, è sul trovare le soluzioni che spesso pecchiamo un po’. Anche nel solo provarci eh, che siamo italiani e lamentarci ci piace molto. Poi c’è anche qualche genio che risolve tutto o che almeno ci tenta, ma solitamente è all’estero perché qui gli mettono i bastoni tra le ruote, ed è comunque un’altra storia.

Poi ci sono le persone normali, quelle che ogni mattina si alzano, si vestono con i loro stili diversi, si stampano in faccia un sorriso ed escono per andare a dire la loro, ovunque siano dirette: in aula per la lezione, in laboratorio per un tirocinio, in ufficio davanti ad un computer che ti ruba l’anima, a  casa del collega per studiare o in una scalcinata sede fortuita nella quale predispongono piani per cambiare non il mondo, ma le coscienze di chi in quel mondo ci vive senza troppo senso critico.

Questi ultimi avete avuto occasione di vederli all’opera proprio in questi giorni, nelle aule universitarie del polo giuridico economico che hanno allestito con i loro colori identificativi: sono i ragazzi di AEGEE  ed ELSA Cagliari, due delle principali associazioni studentesche internazionali presenti nella nostra città. Sono ormai quasi cinque anni che questi volontari organizzano un grande evento chiamato “Formazione, Lavoro ed Europa”, in cui il titolo dice tutto.

Il nome non è che un grande contenitore che da un lustro porta a Cagliari due o tre giornate di seminari che spaziano per l’appunto dalla formazione, quella che nasce dall’informazione pratica che all’università non ti danno, al lavoro, quello che non sappiamo dove andare a cercare, e l’Europa, sempre la grande assente quando si parla dei due temi precedenti. Che in Italia si parla di Euro, non di Europa, e anche le poche volte che se ne parla si riportano le notizie parziali che i giornali forniscono, spesso su regolamenti strampalati che l’UE emette perché l’Italia non era intorno a quel tavolo a discuterne, preferendo spesso un buon caffè al bar. E qui chiudo, che anche questa è un’altra storia.

Dicevo, formazione, lavoro ed Europa. Sono argomenti così complessi che spesso nemmeno i relatori invitati riescono a centrare il punto: è difficile cercare di capire cosa ai ragazzi potrebbe essere utile sapere. Parlare di mercato del lavoro a livello regionale, nazionale o comunitario, di opportunità nei settori pubblico, privato o no profit, o di nuove imprese in tempi di crisi può essere un campo minato.

Però questo quest’anno sono stati chiamati molti giovani a parlare. Giovani che provengono dal mondo associativo, che si sono affacciati al mondo del lavoro o che proseguono nella loro esperienza, ma che ogni giorno provano a fornire ad altri le stesse occasioni che l’esperienza associativa ha fornito loro.

Giovani che hanno portato numeri e casi concreti, che hanno illustrato possibilità, vicoli ciechi e vie d’uscita, perché hanno ancora la capacità di mettersi dall’altra parte e cercare di dare ai ragazzi le stesse informazioni che avrebbero voluto avere loro o che hanno ottenuto dai loro predecessori, in una spirale virtuosa di peer education.

Tra questi, tre di loro hanno un passato con AEGEE-Cagliari, un presente in una nuova associazione che cresce e un futuro incerto fatto di sfide ed opportunità.

La sottoscritta è un’ingegnere prestato allo sviluppo territoriale, che si divide tra la segreteria dell’Associazione Yourope Sardinia, il suo ruolo di progettista e formatrice e un lavoro da consulente ancora in start up. Proprio giovedì pomeriggio ho raccontato ai ragazzi cosa Unioncamere e Isfol pensano dei giovani e del lavoro, di quali siano le professioni diverse dalle triade canonica (avvocato, medico e ingegnere) alle quali possono accedere (www.mioriento.it), quali siano le lauree che meglio possono aiutarli a inserirsi nel mondo del lavoro (http://excelsior.unioncamere.net), cosa i manager pensano dell’Università (www.fga.it/working-papers/tutti-i-working-papers.html), e infine cosa fare per essere i candidati ideali (www.corriereuniv.it/cms/2011/08/quello-che-le-aziende-vogliono).

Io non sono una manager del settore privato, ma ci lavoro dentro, con i miei contratti a progetto che oggi ci sono e domani chissà. Ho raccontato ai ragazzi semplicemente quello che avrei voluto sentirmi raccontare io quando sedevo sui banchi dell’università, incerta verso il futuro. Ho raccontato quello che un poliedrico Simone Colombo ha raccontato a me nel 2011, quando sono stata dall’altra parte, quando partecipare a “Formazione, Lavoro ed Europa” e successivamente iscrivermi ad AEGEE-Cagliari mi ha cambiato la vita.

Nel 2011 ero una di voi, trepidante sul banco, che scuotevo la testa quando i burocrati cercavano di rifilarmi le loro verità da piani alti,  che sorridevo delusa quando mi si diceva che le possibilità c’erano, ma non si capiva bene dove, e che bastava essere bravi studenti.

L’ho vissuto sulla mia pelle, quanto poco basta essere bravi studenti (ciò non toglie che comunque aiuta, eh!), e l’ho capito sempre di più quando tutte le esperienze che ho fatto nel mondo dell’associazionismo mi hanno aiutato a trovare un lavoro, a capire chi sono e che cosa voglio fare, a dare il via ad una seconda spirale virtuosa di ragazzi che capiscono che nella vita il lavoro dipendente non è tutto, e che si può lavorare per far crescere le persone. In questo senso Pamela Baccoli e Daniela Poddesu sono motivo di grande orgoglio: due persone in gamba, molto in gamba, con storie diverse alle spalle, e accomunate dalla voglia di crescere facendo crescere gli altri. Sono loro che vi hanno spiegato le opportunità  connesse ai master universitari, e sono loro che si sono iscritte da poco all’associazione di cui faccio parte perché non immaginavano che ci potessero essere dei ragazzi che credono così tanto in altri ragazzi da decidere di lavorare per loro, e che da allora non si sono risparmiate in termini di lavoro, tempo e impegno per permettere a Yousardinia di mettere in piedi le attività che avete visto in questi mesi e per pianificare le prossime che vedrete in futuro ( e fidatevi che abbiamo tante sorprese in serbo per voi).

Una scelta diversa e ancora più coraggiosa l’hanno fatta Giovanni Maieli e Giulio Lai, rispettivamente vicepresidente e presidente di AEGEE (uno Roma, l’altro Cagliari), quando erano “giovani”. Sono cresciuti, hanno fondato prima l’associazione in cui lavoro e poi ognuno al propria azienda, il primo individuale e il secondo in società con altri giovani e amici, conosciuti guarda caso ai tempi di AEGEE.

Perché l’associazionismo non ti da solo la possibilità di sviluppare competenze: ti fa conoscere persone straordinarie che potranno diventare i tuoi compagni di lavoro e di vita (come nel mio caso: galeotta fu la tessera e chi la firmò…)

Giovanni vi ha parlato di quanto coraggio ci voglia ad aprire un’azienda in tempo di crisi, e Giulio dell’iter da seguire. Entrambi lavorano per seguire il proprio sogno, e possibilmente per farlo con qualcosa in tasca, ma non smettono di lavorare per voi, per creare quelle occasioni di crescita che se siete furbi coglierete al volo, perché come non mi stanco mai di ripetere non potrete mai sapere dove si nasconde la vostra occasione.

La mia ad esempio si è nascosta con un flash mob realizzato anni fa che mi ha permesso di ottenere un contratto, e da allora non smetto mai di buttarmi in tutte le imprese che propongono alla nostra associazione, a caccia di crescita, soddisfazione e della prossima occasione: volete venire con noi?

Martina Littera